L’italia è una repubblica fondata sulle accise della benzina. Chi può negarlo? L’economia italiana si regge ormai sulle tasse della benzina, aumentate, nella scorsa legislatura, dal 20% al 25%. Non meravigliamoci se non vengono sfruttate risorse energetiche alternative, quali gas, idrogeo o energie rinnovabili. È normale quindi che venga scoraggiato l’uso di gas concedendo pochissime licenze per distributori di metano o GPL (quasi del tutto assenti lungo le autostrade).
Forse però si potrebbe giustificare tale scelta a causa dei cosidetti stati “a rischio”, dai quali importiamo gas: giusto quest’estate abbiamo assistito al braccio di ferro tra il colosso russo GAS-PROM e lo stato ucraino, che ha messo a rischio il nostro rifornimento invernale di gas.
Ma se scelte politiche sul gas possono essere in qualche modo giustificate, così lo stato italiano (e non solo) non ha scuse per quel che riguarda l’idrogeno, sul quale sono state condotte sperimentazioni fin dal 1970 che hanno portato alla costruzione di automobili perfettamente funzionanti (vedasi BMW). Oggi i distributori di idrogeno in Italia sono tre. Non credo aumenteranno in un prossimo futuro.
Certo che scelte politiche di questo tipo fanno per lo meno riflettere. Problemi economici, inquinamento, malattie, guerre: sono solo alcuni problemi dovuti all’uso del petrolio. Un recente studio ha mostrato che il danno creato dall’inquinamento all’economia italiana si aggira attorno a diverse centinai di milioni di euro. Per non parlare poi dei disastri dovuti all’effetto serra sempre più vicini a noi, quali l’aumento della temperatura, i forti mutamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento del livello del mare.
Le sperimentazioni sulle fonti di energia rinnovabile hanno avuto risultati molto positivi. Da oltre vent’anni in Brasile le auto consumano alcool e in Germania esperimenti sulle biomasse hanno avuto grande successo.
Nonostante ciò lo stato italiano sembra del tutto disinteressato. Purtroppo questo non è un problema solo di casa nostra, ma tocca la stragrande maggioranza dei paesi mondiali. Il protocollo di Kyoto oggi sembra assai discutibile. Gli stati chehanno sottoscritto non lo rispettano e i due più grandi colossi industriali del mondo, USA e Cina, non l’hanno neanche firmato. Siamo abituati ormai a vedere immagini di una Pechino assediata da un fitto fumo di smog, che obbliga i residenti a rimanere chiusi in casa.
L’Italia è un paese ricco di fonti di energia rinnovabile. Sfruttamento dei corsi d’acqua, della luce solare, dei venti ci permetterebbero di renderci indipendenti dalle grandi potenze petrolifere e di risanare almeno in parte l’economia. Per non parlare del contributo alla lotta contro l’inquinamento globale, anche se la cosa sembra non interessare il mondo politico.
Personalmente sono molto dubbioso su un cambiamento radicale verso questa strada. Ma, come dicevano i latini, “spes ultima dea”.
- Alessandro Franci -
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